
La famiglia Dotti dei Dauli
Origini e mito
La famiglia Dotti, originariamente conosciuta come Dauli o Dotti de’ Dauli, è una delle stirpi più antiche e nobili di Padova.
Secondo la tradizione, le sue origini risalirebbero addirittura alla fondazione mitica della città ad opera di Antenore, eroe troiano.
La nobiltà della casata fu riconosciuta ufficialmente nel 1081, con l’ammissione al Nobile Consiglio di Padova, organo che custodiva la libertà e il destino della città.

Uomini d’arme e di governo
Tra Medioevo ed età comunale (XI–XIV secolo), i Dotti diedero a Padova uomini d’arme e di pensiero. Con l’ingresso nel Nobile Consiglio, i Dauli entrarono tra le famiglie che governavano la città. Nel corso dei secoli, diversi membri della casata ricoprirono ruoli di prestigio:
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XI–XII secolo: ingresso al Nobile Consiglio (1081), conferma della loro influenza politica.
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XIII secolo: podestà in vari centri della Marca Trevigiana e del territorio padovano.
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XIII–XIV secolo: rettori dell’Università di Padova, istituzione che formava le élite culturali europee.
Tra i membri più illustri, Fabiano Dotti ricoprì il titolo di consolo, una delle magistrature civiche più importanti, simbolo di profonda fiducia politica e prestigio. Questa vocazione civica e intellettuale accompagnò la casata nei secoli successivi, fino a figure come Zambone Dauli, riformatore di Prato della Valle, e Nicolò Da Rio, scienziato e consigliere comunale a Dolo nel XVIII–XIX secolo.

Zambone Dauli: il “signore riformatore”
La figura più celebre della famiglia è senza dubbio Zambone Dauli, soprannominato “Dotto” per la sua cultura e l’impegno civile. Nel 1310 regolamentò feste e mercati di Prato della Valle, guadagnandosi la fama di riformatore amato dal popolo. Accusato di congiura contro Francesco da Carrara, preferì togliersi la vita piuttosto che subire l’onta della condanna. La sua memoria rimase viva: la statua che lo raffigura ancora oggi domina Prato della Valle. Da lui la famiglia trasse il nuovo nome di “Dotti”, in segno di rispetto e riconoscimento della sua dottrina.
Il legame con Dolo
Il legame con Dolo si consolidò nel XV secolo, quando Francesca Capodivacca, figlia di Rambaldo, sposò Dolo Dotto. Quest’ultimo si dedicò con passione alla bonifica delle terre lungo il Brenta, trasformando zone paludose in campi fertili. La popolazione locale lo riconobbe come il vero padrone della zona, tanto che la gente parlava con affetto della “casa e dei campi di Dolo”. Su queste fondamenta la famiglia innalzò nei secoli successivi la villa di famiglia.
Nei secoli successivi, i Dotti consolidarono la loro presenza sul territorio:
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1561: Gerolamo Dotto fece costruire case a schiera da affittare lungo la via Padova-Fusina.
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1627: Bortolamio Dotto possedeva la villa e oltre trenta ettari di terreni coltivati da famiglie coloniche.
La famiglia mantenne la villa fino al Settecento, affiancando alla residenza padronale una rete di masserie, corti e orti produttivi. Il loro stemma araldico, inquartato di rosso e argento con bordura azzurra e stelle, ricorda sorprendentemente quello del Comune di Dolo, a testimonianza della continuità simbolica tra la casata e la comunità.
L'ultima erede
Con la morte di Bortolamio Dotto, la proprietà venne divisa. Nel 1725, l’ultima discendente diretta, Angela Dotto De Dauli, sposò Nicolò Da Rio, appartenente a un’altra antica famiglia padovana. Con questo matrimonio si chiuse la linea diretta dei Dotti, ma la villa e i beni passarono ai Da Rio, che continuarono la tradizione di prestigio e cultura della famiglia.
Nicolò Da Rio: scienza e politica
Il nipote di Angela, Nicolò Da Rio (1765–1829), fu figura eminente del Sette-Ottocento. Geologo, naturalista e mineralogista, autore dell’Orittologia Euganea, direttore degli studi filosofici e matematici all’Università di Padova, membro di accademie scientifiche europee, Nicolò fu anche uomo di istituzioni: nel 1811 divenne uno dei primi consiglieri comunali di Dolo sotto il dominio napoleonico. La villa di famiglia divenne allora sede della Deputazione comunale, primo nucleo dell’amministrazione cittadina.
